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Quanto tempo è passato…

Quanto tempo è passato dall’ultima volta che ho scritto in questo blog seriamente…
Mi sembrano passati secoli, e invece…
Senza connessione fissa, purtroppo, non riuscivo a gestirlo come avrei voluto.
Precisina come sono, ho bisogno di utilizzare le dimensioni di testo giuste nei punti giusti, di mandare a capo quando voglio io e di decidere se l’effetto finale mi piace oppure no. Un lavoraccio, insomma.
Non che abbia la connessione, adesso.
Ma posso dire di aver trovato un metodo alternativo.
È stato un anno molto, molto difficile.
Il più difficile della mia vita, forse.
Non solo ho chiuso una storia di sei anni, l’anno scorso.
Ma ho preso la più grande sbandata della mia vita… e la più grande sprangata nei denti, per voler essere signorine educate.
Per la prima, vera volta in vita mia, infatti, nonostante due relazioni alle spalle, anche belle lunghe… mi sono innamorata di qualcuno. Perdutamente.

“Non essendosi prima innamorata profondamente, il suo sentimento ora aveva tutto l’ardore del primo amore e, allo stesso tempo, a causa dell’età e del temperamento della fanciulla, aveva una costanza maggiore di quello che di solito presentano i primi amori. Con tanto fervore vagheggiava il ricordo di lui e lo preferiva talmente ad ogni altro uomo, che le erano necessari tanto buon senso e tanto rispetto verso i suoi cari per non abbandonarsi a quei rimpianti che sarebbero stati dannosi alla salute sua e alla tranquillità della sua famiglia”.

~ Orgoglio e Pregiudizio, Jane Austen

È questa la descrizione perfetta per descrivere tutta la forza del mio sentimento.
Tuttavia, per la terza volta, mi sono innamorata della persona sbagliata.
Lui era diverso. È diverso.
Non si dice sempre così?
Eppure, questa volta, per me era vero.
Lui era diverso dai miei ex, dai ragazzi che mi erano sempre corsi dietro.
Era determinato, deciso, fermo nei suoi propositi.
Si prendeva quello che voleva, era sicuro.
Lavorava, si sbatteva tantissimo.
E aveva una storia tormentata alle spalle.
Per questo lui era così.
Perché la vita l’aveva colpito troppe volte, e troppe volte gli aveva riso in faccia.
La sua famiglia si era separata.
Sua madre era morta.
Aveva amato.
Aveva perduto.
Aveva vissuto da solo da fin troppo giovane, imparando a cavarsela senza l’aiuto di nessuno.
Era indipendente. Era forte.
Niente a che fare con me, cresciuta nella bambagia, nella mia piccola bolla protetta, fino ai ventitré anni.
Amata, protetta dall’esterno dai miei genitori, dal mio ex.
Una vita fin troppo facile, priva di emozione.
Forse è stato proprio questo ad attirarmi tanto.
Ho sempre avuto una passione smodata per i casi disperati (vedasi i miei precedenti).
Fatto sta che ci sono caduta con tutte le scarpe.
Per la prima volta in vita mia, sono diventata io il lato “debole”.
E non ne vado affatto orgogliosa, credetemi.
Non sono mai stata una persona debole, arrendevole. Bisognosa.
Eppure, dopo la rottura, lo sono diventata.
Sono state due botte enormi, per me.
Non starò a spiegare tutto per filo e per segno.
Fatto è che era una relazione destinata ad andare male fin dall’inizio, per vari problemi.
Primo fra tutti, il fatto che lui non mi amava.
Non mi ha mai amata.
A peggiorare ulteriormente le cose, nonostante sia venuto a letto con me per un anno intero, non mi ha mai nemmeno voluta.
Quando ti senti dire che non sei il suo tipo né fisicamente né come persona dopo un anno che andate a letto… non è esattamente festa.
Perché è praticamente come sentirsi dire “In pratica mi fai schifo… cioè, funziona tutto perché comunque sei una donna ed è sesso, ma… insomma, guarda… c’eri solo tu, e allora… sai com’è, sono pur sempre un uomo con i suoi bisogni”.
Pensate che all’inizio fosse così?
Nient’affatto.
All’inizio era tutto un cercarmi, un volermi, un “Mi fai sesso”, “Mi fai sangue”.
“Non voglio essere con te lo stronzo che sono stato altre volte con altre”, “Sei importante”, “Vali i litigi”, “Perderti sarà distruttivo per me psicologicamente, emotivamente, fisicamente”, “Ti prego, dimmi se c’è un altro”, “Sono geloso, sì, sono geloso, provo solo rabbia e gelosia, vedo solo condor che sorvolano la preda”.
Tenermi per mano, anche in giro, stare abbracciati su una panchina, baciarmi con dolcezza e stare abbracciati nei parchi davanti al laghetto, dormire insieme, stare al cinema mano nella mano… ed era lui ad insistere per fare tutte queste cose.
Oggi, per avergli detto “guarda, a volte ho l’impressione che non ti freghi niente di conoscermi… non mi fai mai domande personali, non cerchi di sapere chi sono, del mio passato ecc…”, cose che io ho sempre fatto anche solo con amici… cose normali, per me, se ti interessa una persona… abbiamo discusso pesantemente.
Mi aveva già respinta in passato, e io gli avevo detto che andava bene, anche se non riuscivo a capire. Tutt’ora non riesco a capire come ci si possa comportare in un certo modo se per una persona non si prova niente.
Non tanto l’andare a letto, quanto tutti quei gesti piccoli, dolci, che farei solo con la persona di cui sono innamorata, e come me tanti altri.
Per l’ennesima volta, ha preso la mia domanda come un tentativo di forzare le cose.
E mi ha detto tante, tante cose.
Per l’ennesima volta, mi ha ferita di proposito.
Considerandolo l’ennesimo tentativo di “approcciarlo”, di convincerlo a stare con me.
L’ho fatto.
Oh, eccome se l’ho fatto.
Confessare i miei sentimenti.
Cercare di fargli capire che ne valevo la pena, che potevo essere la persona giusta.
Cercare di conquistarlo.
Sarebbe stupido negare di averlo fatto. L’ho fatto.
Ma con questa volta, con quello che mi ha detto, con tutto l’accumulo di cose che mi ha detto in passato…
Non sono mai stata una ragazza bisognosa, di quelle che supplicano le persone di non abbandonarle. Mai.
Sono tornata sui miei passi.
Ho imparato a chiedere scusa anche quando non pensavo di aver sbagliato, perché le persone credevo contassero di più della ragione, dell’orgoglio.
Ma non ho mai supplicato qualcuno.
Lui mi ha fatto perdere ogni ragione, ogni rispetto per me stessa.
E dopo quanto successo oggi, ho veramente toccato il fondo.
Me ne rendo conto.
Sentirmi dire certe cose, dopo averne già sopportate tante…
Ha fatto traboccare il vaso.
Ho sbagliato io fin dall’inizio a credere alle belle parole.
Ad illudermi che potesse esserci qualcosa di diverso. Qualcosa di più.
Io non sono fatta per queste cose.
Sono troppo vecchio stampo per le relazioni solo di sesso.
Io mi lego, se penso che una persona possa valerne la pena.
E per la terza volta, mi sono completamente sbagliata.
Eppure… nonostante tutto, mi sento straordinariamente calma.
Non sono triste, non ho voglia di piangere e disperarmi.
Provo solo una grandissima rabbia impotente.
Questa, forse, potrebbe essere la volta buona?

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9 risposte a "Quanto tempo è passato…"

  1. Questa è sicuramente la volta buona. Quando non c’è più tristezza ma solo rabbia allora vuol dire che finalmente tutta questa sofferenza è servita a qualcosa.
    Vedrai che adesso, ricominciare, sarà molto diverso e, soprattutto, molto più leggero.
    Te lo dico per esperienza.

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  2. Ma sai cosa ho notato leggendo? Quanta differenza ci sia in queste tue parole rispetto a quelle dei mesi passati, tu ti sei mai riletta?
    Certo, non si può dire che sia una situazione allegra e piacevole, riporre fiducia in qualcuno che si prende gioco dei sentimenti dovrebbe essere illegale, ma guarda quanto questo è riuscito a fare nel tempo, leggo parole di una donna che è cresciuta uscendo da momenti dolorosi e che ha saputo maturare molto comprendendo, accettando o cercando di cambiare le cose.
    Sarà passato anche tanto tempo, ma di certo non è stato tempo sprecato 😉

    Piace a 1 persona

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