Libri

Joanne Harris – Le Scarpe Rosse

Sono passati quattro anni da quando Vianne Rocher e la figlia Anouk hanno lasciato il paese di Lansquenet. Hanno peregrinato di villaggio in villaggio, senza mai trovare stabile dimora: lo scandalo e le chiacchiere le hanno seguite, perseguitate, minacciate pericolosamente, ancora di più da quando Vianne ha dato alla luce la piccola Rosette. Alla fine hanno trovato rifugio e anonimato a Montmartre a Parigi e qui si sono rifatte una vita, assumendo un’altra identità. Ma tutto è diverso da prima. Sono spariti i tarocchi, gli incantesimi, persino Pantoufle, il vecchio compagno di giochi di Anouk, non esiste più. Il vento ha smesso di soffiare, almeno per un po’. Ma poi nella loro vita compare Zozie de L’Alba, la donna con le scarpe rosse, e tutto cambia. Zozie è tutto quello che era una volta Vianne: bella, solare e misteriosa. Offertasi di aiutare Vianne in negozio, ben presto lo trasforma pezzo per pezzo, e conquista la fiducia di Anouk e Rosette. Spietata, ambigua e seducente, Zozie ha un piano: distruggere la vita di Vianne, portandole via quello che ha di più caro. E mentre tutto quello che ama è in pericolo, Vianne deve scegliere: fuggire, come ha fatto tante volte prima, oppure affrontare il nemico più pericoloso con le uniche armi a sua disposizione: il cioccolato e la magia.

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Incipit & Citazioni

“È un fatto relativamente poco noto che, nel corso di un solo anno, circa venti milioni di lettere vengano consegnate a persone morte. La gente – vedove afflitte e potenziali eredi – dimentica di bloccare la posta, gli abbonamenti alle riviste non vengono disdetti, gli amici lontani non sono informati e le multe della biblioteca restano insolute. Per un totale che ammonta a venti milioni di circolari, estratti conto bancari, carte di credito, lettere d’amore, posta indesiderata, pettegolezzi e fatture che ogni giorno atterrano su zerbini e pavimenti in parquet, gettati con noncuranza fra cancellate, infilati nelle cassette delle lettere, accumulati nella tromba delle scale, consegnati senza essere stati richiesti sotto i portici o sugli scalini e senza raggiungere mai il vero destinatario. I morti non ci badano. E, cosa più importante, neppure i vivi. I vivi non fanno che seguire le loro meschine preoccupazioni, del tutto ignari che vicino, molto vicino, si sta compiendo un miracolo. I morti tornano a vivere.”

“Forse è stato anche per via delle scarpe. Scarpe favolose, luminose, i tacchi alti, rosso rossetto, da bastoncino di zucchero candito, da lecca lecca, che risplendevano come tesori sull’acciottolato. Non si vedono scarpe del genere a Parigi. Non sulla gente normale, almeno. E noi siamo gente normale, o per lo meno maman dice così, anche se, dal modo in cui si comporta, a volte non si direbbe.
Quelle scarpe…
Tac tac tac, facevano quelle scarpe rosso-caramella, e si sono fermate davanti alla chocolaterie mentre la loro proprietaria guardava dentro.”

“La gente vede di rado ciò che pensa di vedere. Vede soltanto ciò che noi vogliamo che veda: bellezza, età, giovinezza, intelligenza perfino l’essere dimenticabili.”

“L’inganno è un’erbaccia infestante, e se non la si tratta per tempo, insinua le sue radici ovunque, crescendo, diffondendosi, soffocando finché alla fine non rimane nulla se non un intrico di bugie.”

“Essere madre vuol dire vivere nel timore: timore della morte, della malattia, della perdita, degli incidenti, degli estranei o dell’Uomo Nero o semplicemente di tutte quelle piccole cose di ogni giorno che in qualche modo riescono a ferirci di più: lo sguardo d’impazienza, la parola rabbiosa, la favola della buonanotte saltata, il bacio dimenticato, il momento terribile in cui una madre cessa di essere il centro del mondo di sua figlia e diventa soltanto un ennesimo satellite in orbita intorno a un sole meno importante.”

“Non c’è nulla di insolito in me, nulla che lasci intendere che non abbiamo soldi. Porto gli stessi vestiti di tutti gli altri. La mia sacca di scuola è la stessa che hanno loro. Vedo i film giusti, leggo i libri giusti, ascolto la musica giusta. Dovrei inserirmi. Ma per qualche ragione non è così. Il problema sono io. Io non vado bene e basta. Ho la figura sbagliata, per qualche ragione, il colore sbagliato. Mi piacciono i libri sbagliati. Di nascosto guardo i film sbagliati. Sono diversa, che piaccia o no, e non capisco perché dovrei far finta di essere un’altra cosa. Ma è dura quando tutti gli altri hanno degli amici. Ed è dura quando la gente ti trova simpatica solo se ti comporti come qualcun altro”.

Ti scegli la tua famiglia, diceva mamma. A quanto pareva mio padre non era stato scelto.
«Che te ne faresti di lui, Vianne? I padri non contano. Solo io e te…»
A dire il vero, lui non mi mancava. E come era possibile? Io non avevo niente con cui misurare la sua assenza. Lo immaginavo scuro e lievemente sinistro; un parente, forse, dell’Uomo Nero da cui fuggivamo. E amavo mia madre, amavo il mondo che ci eravamo create, un mondo che ci portavamo appresso ovunque andassimo, un mondo che non era alla portata della gente comune.
Perché siamo speciali, diceva lei. Vedevamo cose, avevamo il dono. Ti scegli la tua famiglia, e così è stato, in tutti i posti dove siamo andate. Una sorella qui, una nonna là, facce famigliari di una tribù sparpagliata. Ma per quanto potevo capire, non c’erano uomini nella vita di mia madre.
Tranne l’Uomo Nero, certo.”

“Oh Roux, ho pensato. Cosa posso dire? Che è per via di quel posto segreto proprio sopra la tua clavicola che combacia perfettamente con la mia fronte? Perché di te conosco, non solamente i preferiti, ma ogni minima piega? Perché hai il tatuaggio di un ratto sulla spalla sinistra che ho sempre finto non mi piacesse? Perché i tuoi capelli hanno il colore della paprika fresca e dei tageti e che i rapidi disegnini degli animali di Rosette mi ricordano tanto le figure che incidevi nel legno e nella pietra per cui spesso mi fa male guardarla e pensare che non ti abbia mai conosciuto…
Baciarlo avrebbe solo peggiorato le cose. E così l’ho baciato, piccoli baci morbidi su tutta la faccia, togliendogli il cappello e togliendomi il cappotto, trovando la sua bocca con un tale sollievo bruciante…
Per i primi minuti sono stata cieca, non pensavo a nulla. In quel momento esisteva soltanto la mia bocca, solo le mie mani sulla sua pelle erano reali. Il resto di me era immaginario: riprendeva vita nel toccarlo, a poco a poco, come neve che si scioglie. E in uno stordimento ci siamo baciati ancora, in piedi nella stanza vuota con l’odore di olio e segatura nell’aria e i lenzuoli bianchi spiegati come le vele di una nave…”

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2 risposte a "Joanne Harris – Le Scarpe Rosse"

  1. L’ho letto…ma che dico, divorato!
    Mi è piaciuta molto la storia, nonostante si rifaccia a chocolat (che io, ovviamente non avevo letto, perchè fare le cose umanamente se posso partire dalla fine?) l’ho trovato coinvolgente e piacevole…

    Piace a 1 persona

    1. Anch’io -^^-
      La Harris ha uno stile di scrittura particolare, che devo dire – ma magari è solo una mia impressione – sembra variare a seconda di ciò che scrive.
      Ad esempio: ho apprezzato molto la serie di Chocolat e il Seme del Male, mentre ho trovato terribilmente noioso Il fante di cuori e la dama di picche. Magari dipende dall’età, non saprei 😛

      Mi piace

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