Libri

Chiara Gamberale – Qualcosa

La Principessa Qualcosa di Troppo, fin dalla nascita, rivela di possedere una meravigliosa, ma pericolosa caratteristica: non ha limiti, è esagerata in tutto quello che fa.
Si muove troppo, piange troppo, ride troppo e, soprattutto, vuole troppo.
Ma, quando sua madre muore, la Principessa si ritrova «un buco al posto del cuore».
Com’è possibile che proprio lei, abituata a emozioni tanto forti, improvvisamente non ne provi più nessuna?

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Incipit & Citazioni

“«È una bambina, è una bambina!»
Era una bambina.
La notizia correva per le bocche, per le strade, s’infilava sotto la porta di ogni casa del regno.
Qualcuno di Importante e Una di Noi, la sua sposa, avevano finalmente dato alla luce il loro primo erede: una bambina.
Da anni i sovrani, pazzi d’amore l’uno per l’altra e pazzamente amati dal loro popolo, si consumavano nella pena di non riuscire ad avere un figlio.
La loro gioia, adesso, era la gioia di tutti, di tutti la loro festa.
Però.
Però c’era un però.
E il però era proprio lei: la Principessa.
Dal primo strillo, appena la madre la strinse fra le braccia, fu chiaro ai genitori che in quella creatura c’era qualcosa.
Qualcosa di complicato da spiegare.
Qualcosa di evidente.
Qualcosa di pericoloso.
[…]
Qualcosa di complicato da spiegare.
Qualcosa di evidente.
Qualcosa di troppo.”

“«Io alla tua festa non verrò mai. Non mi mescolerò a esserucci umani piccoli piccoli, proprio come me e come te, e che però si credono più grandi della collina… Ma lo sai che hanno inventato anche delle macchinette per parlarsi fra loro anche da lontano e un modo pazzo per mettere in mostra i ritratti che si fanno da soli e per scrivere ogni giorno le cretinerie che pensano e l’umore con cui si svegliano?»
Qualcosa di Troppo annuì: «Tutti hanno quelle macchinette, ormai, nel regno. E il modo per mettere in mostra i ritratti è soprattutto un modo per chiacchierare meglio e si chiama Smorfialibro. Basta appendere sul davanzale un lenzuolo, disegnarci la tua faccia e scrivere quello che ti pare. I Ragazzini Abbastanza non possono più stare senza.»
Il Cavaliere si grattò le braccia, come in preda a un’improvvisa allergia: «Tu te la immagini la collina che prende e scrive su un lenzuolo, perché le altre colline lo leggano, che oggi è un po’ melanconica e che domani invece sarà contenta perché va in vacanza o robe così? Mentre gli esserucci umani insistono. Parlano e parlano nelle loro macchinette. Che cosa si dicono? Puzza, fuffa, caramello mescolato al brodo di pollo, boh mescolato al boh! Ma a loro invece sembrano cose fondamentali! E guai a non-fare qualcosa! Guai a starsene un po’ da soli, in santa pace, a respirare! Macché! Madama Noia per loro è una strega, un mostro, è il demonio, brrr! Li terrorizza! E allora se ne stanno appiccicati, sempre appiccicati, a una cosa da dire, a una cosa da fare, disegnano le loro facce sulle lenzuola, spiano quelle degli altri o se ne vanno a una festa, anche se non vedono l’ora che finisca. E perché? Perché hanno paura di Madama Noia e hanno paura di quello che non-hanno nel cuore! Ma così, per lori, il buco non diventerà mai un passaggio segreto! E mentre si scapicollano e vogliono tutto, si perdono l’unica cosa che conta nella vita.»”

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